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	<title>Blog di freakonomics</title>
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	<description>by Raffaele Santioni</description>
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		<title>Price Indexes in Time and Space by Springer</title>
		<link>http://freakonomics.altervista.org/blog/2009/10/price-indexes-in-time-and-space-by-springer/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 18:53:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Santioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Economics Book]]></category>

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		<description><![CDATA[Price Indexes in Time and Space
Methods and Practice
Series: Contributions to Statistics
Biggeri, Luigi; Ferrari, Guido (Eds.)
2010, Approx. 250 p., Hardcover
ISBN: 978-3-7908-2139-0
About this book
This book deals with the currently most relevant topics in price index numbers theory and practice. The problem of the harmonization of Consumer Price Indexes (CPIs) and the time-space integration of baskets is analyzed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-698" title="Mario Draghi" src="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/10/Indexes_in_Time_and_Space-150x150.jpg" alt="Hardcover" width="150" height="150" /><a href>Price Indexes in Time and Space<br />
<http://www.springer.com/statistics/business/book/978-3-7908-2139-0></a>Methods and Practice<br />
<a href>Series: Contributions to Statistics<http://www.springer.com/series/2912></a><br />
Biggeri, Luigi; Ferrari, Guido (Eds.)<br />
2010, Approx. 250 p., Hardcover<br />
ISBN: 978-3-7908-2139-0</p>
<p><strong>About this book</strong><br />
This book deals with the currently most relevant topics in price index numbers theory and practice. The problem of the harmonization of Consumer Price Indexes (CPIs) and the time-space integration of baskets is analyzed at the EU-zone level, with methodological and practical proposals on how to proceed for an overall treatment of the matter. Another issue are comparisons between Purchasing Power Parities (PPPs) and CPIs. Likewise, the construction of sub-indexes for households, economic and social groups is investigated, in order to obtain specific inflation measurement instruments. The book provides evidence from the most updated databases. Among the other issues treated in this book are spatial comparisons of price levels through PPPs and the international comparisons of macroeconomic aggregates, a re-consideration of index numbers theory, the measurement of production in non-market services, deflation problems, and price indexes in financial markets.</p>
<p><strong>Written for:</strong><br />
Researchers in statistics and economics</p>
<p><strong>Keywords:</strong><br />
    * CPI<br />
    * Consumer Price Index<br />
    * Inflation Measurement<br />
    * PPP<br />
    * Price Index<br />
    * Purchasing Power Parity</p>
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		<title>Pensioni, Draghi:&#8221;Alzare l&#8217;età&#8221;. Inps e Governo: &#8220;No, non serve&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 18:40:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Santioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Bankitalia]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>

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		<description><![CDATA[TORINO &#8211; Aumento dell&#8217;età pensionabile e riforma degli ammortizzatori sociali. Sono i due obbiettivi che Mario Draghi, governatore della Banca d&#8217;Italia, indica come fondamentali per la ripresa economica. Draghi è intervenuto nel corso di una lezione tenuta al collegio Carlo Alberto di Moncalieri, Torino.
Inps: &#8220;Il sistema tiene&#8221;. A stretto giro di posta, però, arriva la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-698" title="Mario Draghi" src="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/10/mario_draghi-150x150.jpg" alt="Mario Draghi" width="150" height="150" />TORINO &#8211; Aumento dell&#8217;età pensionabile e riforma degli ammortizzatori sociali. Sono i due obbiettivi che Mario Draghi, governatore della Banca d&#8217;Italia, indica come fondamentali per la ripresa economica. Draghi è intervenuto nel corso di una lezione tenuta al collegio Carlo Alberto di Moncalieri, Torino.</p>
<p>Inps: &#8220;Il sistema tiene&#8221;. A stretto giro di posta, però, arriva la replica del presidente dell&#8217;Inps Antonio Mastropasqua: &#8220;Il sistema delle pensioni tiene e non c&#8217;è bisogno di nuovi interventi. Già nel dl anticrisi esiste una norma che adegua l&#8217;età pensionabile alle aspettative di vita e decorre dal 2015&#8243;. E anche il governo dimostra di non gradire le parole di Draghi: &#8220;Le riforme fatte sono sufficienti. A partire da quella realizzata col provvedimento anticrisi che non può essere sottovalututa per il fatto che, per fortuna, non ha determinato forme di mobilitazione sociale&#8221; dice il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi.<br />
Marcegaglia: &#8220;Si può fare di più&#8221;. Dalla Confindustria giunge un giudizio timidamente positivo sul progetto del governo: &#8220;E&#8217; vero che nel decreto anticrisi gli adeguamenti che entreranno in funzione del 2015 saranno una sorta di meccanismo di stabilizzazione &#8211; ha detto il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia &#8211; ma si può fare di più&#8221;.<br />
Cgil: &#8220;Tavolo parti sociali-governo&#8221;. E il sindacato suggerisce un tavolo comune tra parti sociali e governo: &#8220;Bisogna recuperare la flessibilità dell&#8217;età di uscita di vecchiaia &#8211; ha detto il segretario della Cgil Gugliemo Epifani &#8211; ma soprattutto bisogna considerare che quello dell&#8217;età è solo un aspetto di un problema molto più ampio&#8221;.<br />
L&#8217;innalzamento dell&#8217;età pensionabile &#8211; Draghi ha affermato che &#8220;per assicurare prestazioni di importo adeguato a un numero crescente di pensionati, è indispensabile un aumento significativo dell&#8217;età media effettiva di pensionamento. Tale aumento &#8211; ha detto il Governatore della Banca d&#8217;Italia &#8211; potrà contribuire, se accompagnato da azioni che consentano di rendere più flessibili orari e salari dei lavoratori più anziani, a elevare il tasso di attività e a sostenere la crescita potenziale dell&#8217;economia&#8221;. Il Governatore ha anche indicato l&#8217;importanza del sistema pensionistico come &#8220;ammortizzatore sociale&#8221; in momenti di recessione: &#8220;Nell&#8217;attuale crisi il sistema pensionistico ha garantito il reddito e la capacità di spesa di una parte cospicua della popolazione italiana. Quasi la metà delle famiglie riceve un reddito da pensione e per circa i due terzi di queste esso rappresenta la fonte principale di reddito&#8221;.<br />
Riforma degli ammortizzatori sociali &#8211; Per Draghi, dopo la crisi sarà necessaria una riforma ispirata alla flessibilità del mercato del lavoro. &#8220;Superata la fase di emergenza resta la necessità di adeguare il nostro sistema di ammortizzatori sociali a un mercato del lavoro diventato più flessibile&#8221;. In questo modo &#8220;sarebbe favorita la mobilità del lavoro, accresciuta l&#8217;efficienza produttiva, rafforzata la tutela dei lavoratori, aumentata l&#8217;equità sociale&#8221;.<br />
Il plauso alla comunità internazionale &#8211; Il governatore ha poi commentato lo sforzo della comunità internazionale e dell&#8217;Italia per fronteggiare le ricadute della crisi sul mondo del lavoro. &#8220;Nell&#8217;anno in corso sono dovunque cresciute le risorse pubbliche destinate al sostengo del reddito di coloro che hanno perso il lavoro e anche in Italia lo sforzo è stato grande&#8221;.</p>
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		<title>Bankitalia: la ricetta anticrisi parte dagli ammortizzatori.</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 09:05:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Santioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Bankitalia]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>

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		<description><![CDATA[
Riforma degli ammortizzatori sociali, riduzione dei tempi di pagamento dei debiti delle Pubbliche amministrazioni, temporanea sospensione dell&#8217;obbligo di versare all&#8217;Inps le quote di Tfr non destinate ai Fondi pensione. E, ancora, mobilitare il risparmio privato nell&#8217;edilizia residenziale, accelerare i cantieri già aperti e la realizzazione di opere a livello locale. Federalismo, liberalizzazioni, ma anche elevare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-698" title="Mario Draghi" src="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/mario_draghi-150x150.jpg" alt="Mario Draghi" width="150" height="150" /></p>
<p style="text-align: justify;">Riforma degli ammortizzatori sociali, riduzione dei tempi di pagamento dei debiti delle Pubbliche amministrazioni, temporanea sospensione dell&#8217;obbligo di versare all&#8217;Inps le quote di Tfr non destinate ai Fondi pensione. E, ancora, mobilitare il risparmio privato nell&#8217;edilizia residenziale, accelerare i cantieri già aperti e la realizzazione di opere a livello locale. Federalismo, liberalizzazioni, ma anche elevare la formazione del capitale umano e delle infrastrutture. Questa è la ricetta anticrisi che emerge dalle Considerazioni finali del Governatore della Banca d&#8217;Italia Mario Draghi, illustrate questa mattina all&#8217;assemblea dei partecipanti a Palazzo Koch. Intervento che è stato possibile seguire in diretta sul nostro sito, trasmesso da Radio24 e da Sky Tg24. Considerazioni scritte in un periodo difficile che ha fatto precipitare il mondo nella crisi più grave dalla metà del secolo passato. Uscire dalla crisi, ha sottolineato il governatore, significa ricostruire la fiducia, ricreando posti di lavoro, restituendo vigore alle imprese, riparando i mercati finanziari. «La fiducia – ha detto il Governatore – non si ricostruisce con la falsa speranza: uscire da questa crisi più forti è possibile».</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="U230790233498FbB" style="font-weight: bold;">Nel 2009 caduta del 5% del Pil.</span> Pesanti le ripercussioni della crisi in Italia: la crisi mondiale, secondo le previsioni del governatore, determinerà nel 2009 una caduta del Pil del 5%, dopo la diminuzione di un punto nel 2008. Il crollo della domanda estera, ha ricordato un numero uno di Palazzo Koch, ha provocato una forte contrazione della produzione industriale e degli investimenti. Con una reazione delle imprese che ha determinato la provvisoria chiusura di interi stabilimenti o linee produttive, con una riduzione temporanea o permanente della manodopera, rinvio di acquisti di semilavorati e beni capitali e dilazioni lunghe nei pagamenti ai fornitori. Nei 6 mesi da ottobre 2008 a marzo 2009 il Pil è caduto in ragione d&#8217;anno di oltre 7 punti percentuali. Draghi ha puntato l&#8217;obiettivo sulla crescita del debito e ha invitato a interventi rapidi, con tagli di spesa da fare «subito» e contrasto all&#8217;evasione fiscale che «consentirebbero di ridurre aliquote legali», far calare le tasse, «diminuendo distorsioni e ingiustizie».</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="U2307902334988l" style="font-weight: bold;">È allarme consumi e disoccupazione. </span>Il governatore nel suo intervento ha lanciato l&#8217;allarme sui consumi, legandolo alle stime sulla disoccupazione. Il primo rischio «per la fase ciclica che attraversiamo é una forte riduzione dei consumi interni, a cui le imprese potrebbero reagire restringendo ancora i loro acquisti di beni e capitali e di input produttivi». I lavoratori in cassa integrazione e coloro che cercano una occupazione sono già oggi intorno all&#8217;8,5% della forza lavoro, una quota che potrebbe salire oltre il 10%: proseguirebbe la decurtazione del reddito disponibile delle famiglie e dei loro consumi, nonostante la forte riduzione dell&#8217;inflazione. Nelle Considerazioni Draghi ha ricordato anche che «gli interventi governativi a supporto delle famiglie meno abbienti e gli incentivi all&#8217;acquisto di beni durevoli stanno fornendo un temporaneo ausilio».</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="U230790233498pcF" style="font-weight: bold;">Ripresa nel 2010, ma ci attendono ancora mesi duri.</span> Per Draghi non é ancora possibile individuare con certezza una definitiva inversione ciclica, anche se si prevede che la crescita riprenderà nel 2010». Purtroppo, però, «l&#8217;attesa generale per i prossimi mesi é di riduzioni di occupazione, di reddito, accompagnate dal permanere di volatilità sui mercati finanziari, con riflessi negativi sui consumi e sugli investimenti».</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="U230790233498R6H" style="font-weight: bold;">Combattere l&#8217;evasione per abbassare le tasse. </span>«Semplificazione normativa ed efficacia dell&#8217;azione pubblica sono condizioni necessarie per ridurre il peso dell&#8217;economia irregolare, stimato in più del 15 per cento dell&#8217;attività economica». Secondo il governatore di Bankitalia «progressi nel contrasto alle attività irregolari consentirebbero di ridurre le aliquote legali, diminuendo distorsioni e ingiustizie».</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="U230790233498ZRD" style="font-weight: bold;">Allarme chiusura per le piccole imprese.</span> Rischiano la chiusura le piccole imprese con meno di 20 addetti, duramente colpite dalla crisi economica. Mario Draghi ha, infatti, sottolineato che «a risentire della crisi sono soprattutto le imprese piccole, sotto i 20 addetti; nella sola manifattura se ne contano in tutto quasi 500.000, con poco meno di due milioni di occupati. Per quelle che operano in qualità di sub-fornitrici di imprese maggiori, da cui subiscono tagli degli ordinativi e dilazioni nei pagamenti, è a volte a rischio la stessa sopravvivenza». Per il governatore «il passaggio dei prossimi mesi sarà decisivo: una mortalità eccessiva che colpisca per asfissia finanziaria anche aziende che avrebbero il potenziale per tornare a prosperare dopo la crisi è un secondo, grave rischio per la nostra economia». In generale le imprese si attendono un calo del fatturato oltre il 20% e la grande incertezza sulla durata della crisi spinge a piani di riduzione dgeli investimenti del 12% nell&#8217;industria e nei servizi e di oltre il 20% nel manifatturiero.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="U230790233498AVF" style="font-weight: bold;">Le liberalizzazioni non devono fermarsi. </span>«Il processo di liberalizzazione intrapreso negli anni passati non deve fermarsi o recedere», è l&#8217;appello di Draghi. «Nei paesi in cui i servizi sono meno liberalizzati &#8211; ha aggiunto &#8211; le difficoltà di sviluppo dei settori tecnologicamente avanzati sono maggiori. Il caso dei servizi pubblici locali é esemplare di quanto la mancanza di una regolazione affidata a soggetti competenti e indipendenti dai gestori possa generare inefficienze e costi più alti per i consumatori».</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="U230790233498MRG" style="font-weight: bold;">Gap sulle infrastrutture triplicato negli ultimi 20 anni. </span>Altro punto cardine dell&#8217;azione riformatrice dovrá passare anche attraverso le infrastrutture che rappresentano un fattore cruciale per la competitivitá. «Il divario tra la dotazione infrastrutturale dell&#8217;Italia e quella media degli altri principali paesi dell&#8217;Unione europea &#8211; ha detto Draghi &#8211; è più che triplicato negli ultimi vent&#8217;anni. Nelle grandi opere la mancata individuazione delle prioritá di lungo periodo ha generato discontinuitá e dispersione dei finanziamenti su una molteplicitá di lavori: il numero di infrastrutture strategiche prioritarie è passato dagli originali 21 progetti a oltre 200». Tempi e costi sono largamente superiori a quelli degli altri paesi europei: in Italia un chilometro di autostrada può costare più del doppio che in Francia o in Spagna.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="U230790233498QiD" style="font-weight: bold;">Stretta sul credito, le banche siano più lungimiranti. </span>Le banche italiane «valutino il merito di credito dei loro clienti con lungimiranza», ha affermato il Governatore della Banca d&#8217;Italia nelle Considerazioni Finali. Gli istituti di credito «non hanno eredità pesanti nei loro bilanci» e devono utilizzare questo vantaggio. La lungimiranza, come quella che ebbero i banchieri degli anni Cinquanta e Sessanta che finanziarono la ricostruzione, é essenziale perché c&#8217;é una stretta creditizia: la percentuale di dinieghi alle imprese per i prestiti é al massimo da oltre 10 anni: all&#8217;8% ed era meno del 3% un anno fa. Inoltre «il 10% delle imprese dichiara di aver ricevuto da ottobre richieste di rimborsi anticipati».</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="U230790233498fJC" style="font-weight: bold;">Stress test: banche italiane resistenti.</span> I risultati degli stress test, ha spiegato Draghi, «indicano la capacità del nostro sistema bancario di resistere anche a scenari più sfavorevoli». Draghi però ha avvertito che «é una priorità essenziale» per le banche avere più patrimonio non solo per la stabilità ma anche per competere alla pari. Il governatore ribadisce l&#8217;invito a limitare la distribuzione degli utili: «il sacrificio richiesto oggi agli azionisti é compensato dalla maggiore solidità del loro investimento». D&#8217;altra parte, osserva Draghi, «i mercati hanno reagito positivamente. Rispetto alla metá di marzo i premi sui contratti di credit default swap delle maggiori banche italiane si sono più che dimezzati, un calo significativamente maggiore di quello osservato in media in Europa». Per questo, ha concluso Draghi, «lo sforzo deve continuare. Sono ora disponibili gli strumenti pubblici per il rafforzamento patrimoniale previsti dalla legge. L&#8217;intervento dello Stato è temporaneo; l&#8217;azionariato privato dovrá sostituire i fondi pubblici non appena le condizioni di mercato lo consentiranno». Draghi ha sottolineato come le banche italiane subiscono un vincolo fiscale che le penalizza rispetto al resto d&#8217;Europa: le svalutazioni dei crediti sono deducibili fiscalmente solo fino allo 0,3 per cento dei prestiti complessivi; la parte eccedente viene rateizzata in 18 anni. «La norma diviene particolarmente stringente in questa fase recessiva, in cui crescono le pressioni a ridurre il credito per soddisfare i requisiti di capitalizzazione».</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="U230790233498EwG" style="font-weight: bold;">Procede il riordino di Bankitalia.</span> La riforma della Banca d&#8217;Italia «procede nei tempi programmati»: finora, ha ricordato il numero uno di Palazzo Koch, sono già state chiuse 18 filiali, altre cesseranno di operare nei prossimi mesi. Alla fine di quest&#8217;anno, sottolinea, delle originarie 97 filiali ne resteranno attive 58, di cui 6 specializzate in compiti di vigilanza bancaria e finanziaria e 25 dedicate, con strutture più snelle, alla Tesoreria dello Stato e ai servizi informativi ai cittadini. La fabbricazione di banconote sarà riorganizzata, ricorda ancora Draghi, «con l&#8217;accordo delle organizzazioni sindacali, al fine di accrescere la produzione e l&#8217;efficienza». Resta da affrontare la questione dell&#8217;assetto proprietario, visto che l&#8217;evoluzione del sistema bancariio fa emergere un&#8217;anomalia formale «che è opportuno rimuovere. Siamo aperti a definire con i partecipanti al nostro capitale e con il governo una soluzione del problema che apporti beneficio a tutto il sistema».</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-608" title="ico_pdf" src="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/ico_pdf.gif" alt="ico_pdf" width="14" height="12" /><a href="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/Bankitalia-Considerazioni_Finali_2008.pdf">Bankitalia: Considerazioni Finali 2008</a></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-608" title="ico_pdf" src="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/ico_pdf.gif" alt="ico_pdf" width="14" height="12" /><a href="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/Bankitalia-Relazione_Annuale_08.pdf">Bankitalia: Relazione Annuale 2008</a></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-608" title="ico_pdf" src="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/ico_pdf.gif" alt="ico_pdf" width="14" height="12" /><a href="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/Bankitalia-Relazione_Annuale_08_Appendice.pdf">Bankitalia: Relazione Annuale 2008 Appendice</a></p>
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<p><a href="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/mario_draghi-150x150.jpg">Pippo</a></p>
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		<title>Il Barcellona sul tetto d&#8217;Europa: la Champions è di Messi e Guardiola.</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2009 07:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Santioni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Barcellona rompe il dominio delle squadre inglesi e lo fa nel modo più clamoroso possibile, imponendo una lezione di calcio al Manchester United di Cristiano Ronaldo e di sir Alex Ferguson e vincendo la finale romana della Champions League, il massimo trofeo continentale per club. Ancora una vittoria della Spagna, dopo l&#8217;Europeo per nazionali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-667" title="Barcellona&quot;" src="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/barcellona-150x150.jpg" alt="Barcellona" width="150" height="150" />Il Barcellona rompe il dominio delle squadre inglesi e lo fa nel modo più clamoroso possibile, imponendo una lezione di calcio al Manchester United di Cristiano Ronaldo e di sir Alex Ferguson e vincendo la finale romana della Champions League, il massimo trofeo continentale per club. Ancora una vittoria della Spagna, dopo l&#8217;Europeo per nazionali, e una stupenda tripletta con campionato, coppa del re e Champions. Un trionfo per una generazione di giovani campioni come Lionel Messi, Samuel Eto&#8217;o, Xavi, Iniesta e un incredibile record per Pep Guardiola, passato in un anno dalla panchina del Barcellona B al &#8220;triplete&#8221;, ad un 2-0 su un mostro sacro come Alex Ferguson e sul Pallone d&#8217;oro Cristiano Ronaldo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una grandiosa cerimonia ha aperto la finale con una scenografia che si richiamava ai fasti della Roma imperiale, entusiasmando il pubblico e la platea televisiva, mentre nel palco d&#8217;onore prendevano posto i reali di Spagna, il principe William d&#8217;Inghilterra, il premier spagnolo Zapatero e il presidente del Consiglio Berlusconi, oltre ai vertici della Uefa, a cominciare dal presidente Michel Platini. Andrea Bocelli ha accompagnato con la sua musica i momenti fondamentali della cerimonia d&#8217;inizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Manchester si rende subito pericoloso in avvio su calcio di punizione e con due conclusioni da fuori area che mancano di poco la porta di Van der Dar. Il Barcellona si sveglia al 10&#8242;, ed è subito gol di Eto&#8217;o, abilissimo a dribblare Karrick e segnare con un tiro di esterno-collo sinistro. Valdes non riesce ad opporre una barriera adeguata. Al 15&#8242; Piquè ferma irregolarmente vicino all&#8217;area Cristiano Ronaldo lanciato a rete, meritandosi un cartellino giallo. La punizione di Giggs esce di poco sopra la traversa protetta da Valdes. Il Barcellona non sta però a guardare: al 19&#8242; è Messi che fa paura a Van der Sar con un sinistro potente di poco alto. Ronaldo cerca di sostenere l&#8217;attacco dei Red Devils, che non riescono a rendersi realmente pericolosi. La partita, però, è ricca di cambi di fronte e sostanzialmente equilibrata. Le due squadre si temono e si controllano reciprocamente. Si va negli spogliatoi sull&#8217;1-0 per il Barca.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel secondo tempo Ferguson inserisce Tevez, ma il Barcellona continua a fare un calcio più rapido e avvolgente. Il campanello d&#8217;allarme per i Red Devils lo suona Xavi su punizione al 52&#8242;: Van der Sar si salva grazie al palo alla sua sinistra. Il Barcellona insiste con un forcing spietato: i blaugrana si muovono tutti insieme, sia in attacco che in pressing, che in copertura. Il Manchester appare sbiadito e incapace di reagire. Alle sporadiche accelerazioni di Ronaldo e Rooney rispondono Pujol e Piquè, in grande forma e pronti su ogni pallone. Al 65&#8242; Ferguson prova a potenziare ancora il suo attacco, mandando in campo Berbatov per Park: le squadre si allungano, la partita si apre, il Barcellona non perde più il possesso della palla. Gli scontri tra Ronaldo e Pujol si fanno più frequenti e accesi, ma proprio da un recupero del capitano blaugrana parte il passaggio per Xavi che serve in cross Messi, lasciato solo in area e bravissimo nello stacco di testa e nel colpo che batte Van der Sar per la seconda, decisiva volta. Siamo al 70&#8242;. Lo United prova una reazione con Cristiano Ronaldo e Berbatov, ma con poca fortuna, mentre i tifosi catalani cantano l&#8217;inno del Barca e già festeggiano con le bandiere spiegate. Ancora un brivido per il Manchester dalla testa di Pujol, caricatissimo, in tuffo sul lancio millimetrico di Xavi. Al 74&#8242; entra il veterano dei Red Devils Paul Scholes, ma la mossa di Ferguson è inutile: la partita è ormai saldamente nelle mani dei blaugrana, incitati dai 30mila tifosi giunti all&#8217;Olimpico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Manchester non può nulla contro questo Barcellona, trascinato dalla qualità dei suoi uomini, dalle loro potenzialità tecniche e dalla classe di un gruppo che gioca al calcio in maniera armoniosa e artistica. Messi vince il duello con Cristiano Ronaldo, che probabilmente assegnerà il Pallone d&#8217;oro 2009. La gioia esplode con il fischio finale dell&#8217;impeccabile arbitro svizzero Busacca. La festa dei tifosi spagnoli nella capitale può cominciare e durerà tutta la notte. Il dominio del calcio inglese si interrompe. È la vittoria del bel gioco e ancora una volta dello sport spagnolo. Ciliegina sulla torta la dedica di Pep Guardiola «al calcio italiano e a Paolo Maldini, che ha l&#8217;ammirazione di tutta l&#8217;Europa». Un fuori programma che rende davvero onore a un grande allenatore e a uno sportivo vero.</p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Banche italiane, Moody&#8217;s taglia l&#8217;outlook da stabile a negativo.</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 12:34:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Santioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Banche italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Moody's]]></category>

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		<description><![CDATA[Moody&#8217;s ha tagliato l&#8217;outlook sulle banche italiane da stabile a negativo in seguito al dilagare della crisi finanziaria sull&#8217;economia reale con conseguenze negative sulla qualità degli asset e sulla redditività degli istituti di credito.
«Il sistema bancario italiano, l&#8217;ultimo fra i big europei cui è stato attribuito un outlook negativo, si è dimostrato inizialmente più resistente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Moody&#8217;s ha tagliato l&#8217;<strong>outlook</strong> sulle banche italiane <strong>da stabile a negativo </strong>in seguito al dilagare della crisi finanziaria sull&#8217;economia reale con conseguenze negative sulla qualità degli asset e sulla redditività degli istituti di credito.</p>
<p style="text-align: justify;">«Il sistema bancario italiano, l&#8217;ultimo fra i big europei cui è stato attribuito un outlook negativo, si è dimostrato inizialmente più resistente alla crisi rispetto a quello di altri paesi grazie alla<strong> minor esposizione verso asset tossici e attività di investment banking e capital market</strong>. Tuttavia la crisi finanziaria adesso si è trasferita all&#8217;economia reale e, come conseguenza, gli <strong>indicatori delle banche italiane</strong> relativi alla qualità degli asset e alla redditività<strong> si sono deteriorati </strong>nel 2008 e probabilmente peggioreranno ulteriormente nel 2009 e nel 2010», ha dichiarato Carlo Gori, vice presidente e senior analyst di Moody&#8217;s.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante Moody&#8217;s abbia rilevato che i fondamentali finanziari delle banche italiane siano peggiorati e potrebbero farlo ancora, l&#8217;agenzia di rating non prevede sarà necessario un forte intervento governativo nel sistema, come è invece stato fatto in altri Paesi europei. Comunque, sottolinea Moody&#8217;s, nonostante il cambio di outlook a negativo, <strong>il sistema bancario italiano resta uno dei settori finanziari in Europa meno colpito dall&#8217;attuale crisi</strong>.</p>
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		<title>Il Financial Times: Berlusconi non è Mussolini ma è un pericolo.</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 10:17:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Santioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Financial Times]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[LONDRA &#8211; «Un pericolo per l&#8217;Italia, un esempio deleterio per tutti». È quanto scrive il Financial Times in un editoriale in cui afferma che «nel futuro probabile dell&#8217;Italia non c&#8217;è il fascismo:  Berlusconi chiaramente non è Mussolini, lui ha squadre di starlette e non di camicie nere».
«Ma il pericolo di Berlusconi è di un ordine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-630" title="Silvio Berlusconi" src="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/berlusconi-140x180-140x150.jpg" alt="Silvio Berlusconi" width="140" height="150" />LONDRA &#8211; «Un pericolo per l&#8217;Italia, un esempio deleterio per tutti». È quanto scrive il Financial Times in un editoriale in cui afferma che «nel futuro probabile dell&#8217;Italia non c&#8217;è il fascismo:  Berlusconi chiaramente non è Mussolini, lui ha squadre di starlette e non di camicie nere».</p>
<p style="text-align: justify;">«Ma il pericolo di Berlusconi è di un ordine diverso da quello di Mussolini &#8211; continua il quotidiano economico, ricordando come Repubblica sia diventata il giornale &#8220;più ostinato&#8221; nel porre al premier &#8220;le difficili domande sulla sua relazione con la teenager che vuole fare la starlette&#8221; &#8211; è quello dei media che rendono fatui i contenuti seri della politica e li sostituiscono con l&#8217;entertaiment. È quello di una inesorabile demonizzazione dei nemici ed il rifiuto di garantire basi indipendenti ai diversi poteri. È mettere una fortuna al servizio della creazione di un&#8217;immagine grandiosa, composta da affermazioni di successi senza fine e sostegno popolare». «Che egli sia così dominante è anche in parte colpa di una sinistra esitante, di istituzioni deboli ed a volte politicizzate, di un giornalismo che troppo spesso ha accettato un ruolo subalterno &#8211; conclude il Ft &#8211; ma soprattutto la colpa è di un uomo molto ricco, molto potente e sempre più spietato. Non un fascista, ma un pericolo in primo luogo per l&#8217;Italia ed un esempio deleterio per tutti».</p>
<p style="text-align: justify;">Critiche a Berlusconi anche dall&#8217;Indipendent in un articolo intitolato «Una teenager potrebbe rovesciare Berlusconi?». Nell&#8217;ampio servizio, il corrispondente Peter Popham ricostruisce la storia che da un mese assorbe l&#8217;attenzione degli italiani: la relazione tra il premier e Noemi Letizia. «Berlusconi è stato colto a dire numerose bugie sulla relazione e rifiuta di spiegarle». E con le elezioni alle porte, scrive Popham, «la sua popolarità potrebbe essere in via di erosione». Particolarmente ora, che «rispettate figure della Chiesa cattolica» hanno cominciato ad attaccarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per l&#8217;Independent è sintomatico della «trivializzazione» della politica italiana che ora si chieda conto a Berlusconi «non per corruzione, non per connessioni con la mafia, ma per la sua relazione con una teenager». Vivere in Italia oggi, continua l&#8217;Independent, è «come essere intrappolati in un campo di lava che sta lentamente ma irreversibilmente scivolando giù da un pendio». Secondo il quotidiano, gli scandali di Mani Pulite, lungi dal portare alla nascita di una rivitalizzata &#8220;Seconda repubblica&#8221;, «hanno condotto a una &#8220;Era di Silvio&#8221; e al lento ma costante degrado delle istituzioni democratiche della nazione». L&#8217;avvertimento dell&#8217;Independent: se il primo ministro può «mentire così spudoratamente» sulla sua relazione con una teenager, allora l&#8217;Italia «è in pericolo».<br />
Del caso Berlusconi si occupa oggi anche la stampa francese. «In Italia grande crisi attorno a una minorenne» titola con rilievo sulla homepage del suo sito Libération. E anche Paris Match ha un richiamo evidente: «Berlusconi impastoiato nella polemica». Le Monde punta su un titolo politico, in vista delle europee: « Berlusconi costretto a una campagna discreta» e, come il Nouvel Observateur, dedica un altro pezzo alla candidatura di David Sassoli, che «sfida» Berlusconi. Les Echos fa notare che Berlusconi è il solo leader a presentarsi come capolista.</p>
<p style="text-align: justify;">Duramente critico El Pais, che oggi ha un editoriale, intitolato: «Berlusconi impunito», in cui afferma che la condotta politica e personale del primo ministro è una zavorra per la credibilità italiana. E Miguel Mora nella sua corrispondenza da Roma scrive: «Berlusconi prepara il contrattacco».</p>
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		<title>Le donne degli anni 2000: più libere e meno felici.</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 08:45:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Santioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Un solo paese ha la ricerca della felicità inscritta nella Costituzione come un diritto inalienabile, ma le donne d&#8217;America nonostante questo diritto hanno perso terreno rispetto a 35 anni fa. Non solo, anche le donne di altri 12 paesi, quasi tutte, Italia compresa, hanno dovuto arretrare. Più scuola e università, più lavoro spesso appagante, più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-599" title="Donna manager" src="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/donna-manager-324x2301-150x150.jpg" alt="Donna manager" width="150" height="150" />Un solo paese ha la ricerca della felicità inscritta nella Costituzione come un diritto inalienabile, ma le donne d&#8217;America nonostante questo diritto hanno perso terreno rispetto a 35 anni fa. Non solo, anche le donne di altri 12 paesi, quasi tutte, Italia compresa, hanno dovuto arretrare. Più scuola e università, più lavoro spesso appagante, più visibilità e peso negli affari un tempo tutto maschile, più politica, <strong>più ruolo</strong> insomma, e <strong>meno felicità</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono alcuni anni che il robusto filone della <em>happiness economics</em>, a cavallo tra economia, sociologia e psicologia, scava nell&#8217;animo oltre che nel portafoglio e l&#8217;ultimo saggio di questa scuola ci dice che le donne americane non sono felici. O meglio, sono meno appagate degli uomini, mentre un&#8217;infinità d&#8217;indicatori quantitativi dovrebbero poter concludere che sono più felici. «La misurazione del benessere soggettivo delle donne indica un calo sia in termini assoluti sia relativamente agli uomini», dicono Betsey Stevenson e Justin Wolfers, due economisti della Wharton School dell&#8217;Università di Pennsylvania, la più antica e fra le migliori business school americane. Pubblicato adesso dal National Bureau of Economic Research, lo studio si intitola <em>The paradox of declining female happiness</em>. Conferma una tendenza misurata già da qualche anno. E contraddice la diffusa idea che a un maggior peso nella società e nel lavoro corrisponde più felicità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I criteri della ricerca<br />
</strong>La felicità, si chiedeva Albert Camus, che cos&#8217;è la felicità se non la semplice armonia tra l&#8217;uomo &#8211; la donna in questo caso &#8211; e la vita che conduce? Lo studio di Stevenson e Wolfers non definisce la felicità, ma la misura attraverso l&#8217;utilizzo dei dati della Gss (General social survey), della Monitoring the future survey, di altri indagini sistematiche e a campione e, per l&#8217;Europa, di Eurobarometro. I concetti presi in esame sono quelli di benessere soggettivo, soddisfazione nella vita e felicità. Il benessere soggettivo è aumentato in molti Paesi, e l&#8217;Italia ha visto, dice lo studio, un particolare incremento. Ma alla fine la felicità delle donne rispetto a quella degli uomini è diminuita ovunque, in modo più sensibile negli Stati Uniti, e con unica eccezione, dicono alcuni dati, la Germania.</p>
<p style="text-align: justify;">Un libro del 1989, che ebbe largo impatto e s&#8217;intitolava The Second Shift (Il secondo turno), ricordava che le donne avevano acquisito sì posizioni di rilievo, ma una volta rientrate a casa dovevano incominciare un secondo turno. Oggi la soddisfazione finanziaria è diminuita per le donne, che sempre di più gestiscono le finanze familiari, perché tutto il ceto medio è arretrato. <strong>La soddisfazione nel matrimonio è diminuita</strong>, in modo pressoché uguale fra donne e uomini. Ma sono le donne ad averne risentito di più sul piano della felicità generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Una crescente e inarrestabile atomizzazione della società &#8211; difficoltà di comunicare e fare gruppo &#8211; potrebbe venir pagata più duramente dalle donne, sostengono Stevenson e Wolfers, parlando soprattutto del caso americano. Uno dei più noti politologi americani, Robert Putnam, pubblicava nel &#8216;95 un articolo, e nel 2000 un libro dal titolo significativo, Bowling alone (Da soli al bowling), sulla crisi del tessuto sociale e la perdita di un capitale civico. «Una lunga generazione civica, nata nei primi 30 anni del XX secolo, si sta ora ritirando dalla scena &#8211; scriveva Putnam -. I loro figli e nipoti sono molto meno impegnati in forme di relazione sociale». E le donne, si direbbe, ne avvertono più degli uomini la mancanza. Volendo stendere lo sguardo più indietro, osservazioni analoghe, brevi e impressionistiche, precise tuttavia e preveggenti, venivano fatte molto tempo prima, a metà degli anni 30, da George F. Kennan, allora diplomatico non ancora famoso, da sempre sospettoso della modernità. Durante un viaggio in bicicletta nel suo Wisconsin osservava come l&#8217;automobile avesse ridotto i contatti sociali in America rispetto a un&#8217;Europa che ancora viaggiava insieme, s&#8217;incontrava nei locali vicino a casa, viveva una vita di comunità che ancora oggi &#8211; si può aggiungere &#8211; meglio resiste forse alla solitudine di massa.</p>
<p style="text-align: justify;">Non basta, tuttavia, a evitare che anche <strong>in Europa la felicità della donna sia in declino</strong>. Sono gli uomini in Europa ad avere retto meglio e con più soddisfazione a un miglioramento del benessere soggettivo e della soddisfazione nella vita &#8211; cresciuti, indicano i sondaggi di Eurobarometro, ovunque &#8211; con l&#8217;unica eccezione di un piccolo calo in Grecia e di uno più significativo in Belgio. Le donne, invece, negli ultimi 30 anni hanno fatto registrare un tasso di felicità decrescente, più o meno uniforme in tutti i paesi a differenza della Germania, dove però potrebbe trattarsi in parte di rilevazioni disomogenee, visto che il gender gap di felicità fra uomini e donne viene registrato da Eurobarometro, ma non dal Gsoep, un database tedesco attivo dal 1984.</p>
<p style="text-align: justify;">«Credo che un dato innegabile per le donne sia il cumulo d&#8217;impegni, sul lavoro e a casa &#8211; osserva Marta Dassù, direttore dell&#8217;Aspen Institute Italia -. C&#8217;è poi da aggiungere che in Italia, e forse anche altrove in Europa, all&#8217;impegno con cui molte donne affrontano la vita professionale non corrispondono risultati analoghi a quelli di molti uomini, e si rischia di fare molta fatica con scarso costrutto».</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio di Stevenson, una docente di 38 anni, e Wolfers, 36 anni, aggiunge dati europei e aggiorna un filone che gli stessi due autori avevano inaugurato più di due anni fa. Già nel 2007 avevano registrato che, rispetto ai primi ai primi anni 70, i ruoli si erano invertiti. Più felici allora le donne, più felici nel nuovo millennio invece gli uomini. Alan Krueger, un economista di Princeton, documentava sempre due anni fa che gli uomini erano riusciti rispetto agli anni 60 a ridurre le attività meno gradevoli, a lavorare meno e a rilassarsi di più.</p>
<p><strong>Sono molto aumentate le aspettative</strong> che la società nutre per ragazze e donne, prima ritenute appagate se avevano una bella casa ben tenuta e dei figli bravi a scuola, e dalle quali oggi ci si aspetta anche oltre a questo una carriera di successo. Ma anche sul fronte familiare &#8211; aggiungono Stevenson e Wolfers &#8211; la situazione è pesante. «Come risultato sia del tasso di divorzio che delle nascite fuori dal matrimonio a partire dai 15 anni per le madri, circa la metà dei bambini americani non vivono più con entrambi i genitori biologici». E il peso, anche se non tutti i disagi, ricade spesso più sulle donne.</p>
<p>«Negli anni 70 pensavamo di poter realizzare qualsiasi cosa &#8211; si legge in uno dei tanti messaggi affidati all&#8217;Economist&#8217;s View, un rispettabile blog che ha segnalato lo studio dei due docenti della Wharton School e che ha raccolto subito dozzine d&#8217;interventi -. La realtà dove da allora ci ha portato la vita non è stata altrettanto bella. La maggior parte delle donne che conosco e che sono diventate adulte negli anni 70 hanno ancora sofferto la discriminazione, superate nella graduatoria per posti migliori perché erano donne. Io una volta sono stata licenziata &#8220;perché i ragazzi hanno bisogno di un posto per la famiglia&#8221;, come se la mia famiglia non contasse. Ci avevano promesso l&#8217;uguaglianza. Ma non l&#8217;abbiamo proprio avuta».</p>
<p>Ascoltare gli show radiofonici e andare al cinema, due non sempre positive &#8220;<em>passive leisure activities</em>&#8220;, guidare l&#8217;auto in gite interminabili stavano alterando il tessuto sociale americano, scriveva a metà degli anni 20 il classicissimo <em>Middletown: a study in modern american culture</em>, storia del passaggio di una cittadina del Midwest dal mondo agricolo a quello industriale, con allentamento della cultura civica. Putnam, in fondo, prende le mosse da qui. Il ruolo della donna era, allora e in posti come l&#8217;emblematica Middletown, in casa. Ma il gap ricorrente, e universale, in America e in Europa, tra uomini e donne quanto a soddisfazione e felicità dice che le promesse fatte alla donna dalla modernità, negli anni 20 agli inizi e mezzo secolo dopo universali, non sempre vengono mantenute.</p>
<p style="text-align: justify;"><img src="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/ico_pdf.gif" alt="ico_pdf" title="ico_pdf" width="14" height="12" class="alignleft size-full wp-image-608" /><a href="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/w14969.pdf">NBER: Lo studio integrale sulla felicità femminile.</a></p>
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		<title>Istat: una famiglia su 5 è in difficoltà.</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2009 13:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Santioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>

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		<description><![CDATA[Una famiglia su cinque ha difficoltà economiche crescenti e il 6,3% addirittura non riesce ad arrivare a fine mese. Lo scenario è tratteggiato dall&#8217;Istat nel Rapporto annuale 2008. Secondo l&#8217;Istituto di statistica, il 22% circa delle famiglie italiane è vulnerabile mentre il 41,5% si può definire «agiato». Nel dettaglio, l&#8217;Istat spiega che del 22% di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una famiglia su cinque ha difficoltà economiche crescenti e il 6,3% addirittura non riesce ad arrivare a fine mese. Lo scenario è tratteggiato dall&#8217;Istat nel Rapporto annuale 2008. Secondo l&#8217;Istituto di statistica, il 22% circa delle famiglie italiane è vulnerabile mentre il 41,5% si può definire «agiato». Nel dettaglio, l&#8217;Istat spiega che del 22% di chi ha problemi circa 2 milioni e mezzo di famiglie (il 10,4%) segnalano difficoltà economiche più o meno gravi e risultano potenzialmente vulnerabili soprattutto a causa di forti vincoli di bilancio. Spesso non riescono a effettuare risparmi e nella maggioranza dei casi non hanno risorse per affrontare una spesa imprevista di 700 euro. Sono la Sicilia (20,1% e la Calabria 17,1% le regioni dove è maggiore la frequenza di questo gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;">DIFFICOLTA&#8217; &#8211; Circa 1 milione 330 mila famiglie (5,5%) incontra difficoltà nel fronteggiare alcune spese. La maggioranza di queste famiglie si è trovata almeno una volta nel corso del 2007 senza soldi per pagare le spese alimentari, i vestiti, le spese mediche e quelle per i trasporti. Dal punto di vista territoriale «le famiglie in difficoltà per le spese della vita quotidiana» risultano relativamente più diffuse nel Mezzogiorno. In particolare Sicilia 12,3%, Calabria 11,6 e Puglia 10,3%. Circa 1 milione e 500 mila famiglie (6,3%) denunciano, oltre a seri problemi di bilancio e di spesa quotidiana, più alti rischi di arretrati nel pagamento delle spese dell&#8217;affitto e delle bollette, nonchè maggiori limitazioni nella possibilità di riscaldare adeguatamente la casa e nella dotazione di beni durevoli. Sono residenti al Sud, in Campania 15,1% e in Puglia 12,3%, mentre in tutte le regione del Centro-Nord rappresentano meno del 5% della popolazione di ciascuna regione. Altri dieci milioni di famiglie (il 41,5% del totale) invece mostrano livelli inesistenti o minimi di disagio economico. Si tratta di famiglie con redditi alti e medio-alti, più diffuse nel Nord del Paese, in particolare residenti in Trentino-Alto Adige e in Valle D&#8217;Aosta. Circa 8 milioni e 800 mila famiglie infine (il 36,3%) vivono in condizioni di relativo benessere. Si tratta prevalentemente di famiglie formate da adulti e anziani a reddito medio (concentrate soprattutto in Molise con il 39,4% e in Liguria 36,7%) e di altre più giovani a reddito medio e medio-alto, che hanno come problema quasi esclusivo il rimborso del mutuo. Sono diffuse nelle regioni del Centro e del Nord, in particolare in Lombardia con il 10%, e nelle Marche e in Toscana con il 9,7%.</p>
<p style="text-align: justify;">OCCUPAZIONE &#8211; Le condizioni del mercato del lavoro in Italia «peggiorano a causa della crisi in atto». Per la prima volta dal 1995, infatti, la crescita degli occupati nel 2008, che sono aumentati di 183 mila unità rispetto al 2007, è risultata inferiore a quella dei disoccupati, saliti di 186 mila unità sempre rispetto all&#8217;anno prima. Lo scorso anno la disoccupazione è tornata a crescere dopo circa dieci anni di diminuzione, coinvolgendo in misura maggiore gli uomini. Il fenomeno ha interessato in particolare il Centro e il Nord-Ovest, anche se il Mezzogiorno si è confermata l&#8217;area con la maggiore concentrazione di disoccupati. Nel 2008, inoltre, gli occupati «standard», cioè a tempo pieno e con durata indeterminata, sono risultati circa 18 milioni; i lavoratori «parzialmente standard» (a tempo parziale e con durata non predeterminata) circa 2,6 milioni; gli atipici (dipendenti a termine e collaboratori) quasi 2,8 milioni. Per quanto riguarda gli atipici, evidenzia ancora il rapporto, quasi la metà &#8211; nello specifico un milione e 300 mila &#8211; sono presenti nel mercato del lavoro da più di dieci anni. Tratteggiato anche l&#8217;identikit del «disoccupato medio»: è un uomo di età compresa tra i 35 e i 54 anni che abita nel Centro-Nord, con un livello di istruzione non superiore alla licenza secondaria e che ha perso un lavoro alle dipendenze nell’industria.<br />
Il mercato del lavoro evidenzia ancora una volta un divario strutturale tra il Nord e il Sud del Paese, ma anche nel Mezzogiorno ci sono territori in controtendenza. I lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e con orario full time crescono nelle regioni settentrionali e centrali e nelle classi di età adulte, mentre diminuiscono tra i giovani fino a 34 anni e nelle regioni del Mezzogiorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 2008 è stato caratterizzato da segni negativi e rallentamenti in tutto il mondo del lavoro, tuttavia la flessione più forte degli occupati si è registrata nei settori nell&#8217;agricoltura e nell&#8217;industria in senso stretto, con la crescita del ricorso alla cassa integrazione, mentre aumentano lievemente nel terziario e solo al Nord i posti di lavoro nelle costruzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">REDDITO &#8211; L&#8217;Italia è anche uno dei paesi europei con «la maggiore diffusione di situazioni di reddito relativamente basso: una persona su cinque è a rischio di vulnerabilità economica» sottolinea ancora il rapporto annuale dell&#8217;Istat, evidenziando che «rischi altrettanto elevati» si osservano in Spagna, Grecia, Romania, Regno Unito e nei Paesi baltici. Il rischio di vulnerabilità riguarda, invece, soltanto una persona su dieci nei paesi scandinavi, nei Paesi Bassi, nella Repubblica Ceca e in Slovacchia. Questo si rileva particolarmente nelle regioni meridionali: nel 2007 risultano esposte al rischio meno dell&#8217;8% nel Nord-est, poco più del 10% nel Nord-ovest e nel Centro e circa una su tre nel Mezzogiorno.</p>
<p style="text-align: justify;">IMPRESE &#8211; Il rapporto evidenzia anche come la crisi per le imprese italiane sia iniziata prima che in altre parti del mondo. Nei primi mesi del 2008, in fase ancora espansiva, la metà delle imprese esportatrici già mostrava una caduta rilevante del livello di export (-12,5%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a fronte di un aumento delle esportazioni di circa il 10%. Nel primo bimestre 2009 però più di un’impresa esportatrice su quattro (circa 6.500 imprese) ha registrato incrementi delle vendite all’estero, nonostante la crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">URBANIZZAZIONE &#8211; L&#8217;Istat segnala come continui ancora l&#8217;espansione delle aree urbanizzate in Italia, tanto che ogni anno il cemento aumenta in media di 22 metri cubi per abitante. Molise, Puglia, Marche, Basilicata insieme al Veneto le regioni in cui la corsa all&#8217;edificazione è più accentuata. Il Rapporto spiega che quest&#8217;espansione si è verificata spesso «in assenza di pianificazione urbanistica sovracomunale». Tra il 2001 e il 2008, limitatamente alle regioni per le quali è già in corso il processo di perimetrazione delle aree urbanizzate &#8211; si legge nel rapporto -, la superficie edificata è aumentata in misura più consistente in Molise (18%) e in Puglia, Marche e Basilicata (il 12% e il 15%). In Veneto, che sià nel 1991 condivideva con la Lombardia il primato della regione «più costruita» d&#8217;Italia, le superfici edificate sono cresciute ancora del 5,4%, «approssimando situazioni di saturazione territoriale», segnala l&#8217;Istat. Con Lazio e Puglia &#8211; specifica ancora il rapporto &#8211; il Veneto è anche la regione dove in assoluto si è costruito di più, con oltre 100 chilometri quadrati di nuove superfici edificate.</p>
<p style="text-align: justify;">IMMIGRAZIONE &#8211; Nel 2008 in Italia sono arrivati più extracomunitari che comunitari. Nel corso dell&#8217;anno, rende noto l&#8217;istituto nel rapporto, sono arrivati 274 mila stranieri extracomunitari, contro 185 mila comunitari. Questo è avvenuto, secondo l&#8217;Istat, per il concorso di due cause: il rilascio di un consistente numero di permessi di soggiorno che si sono accumulati nei periodi precedenti, da un lato, e il rallentato ritmo di incremento degli ingressi di neocomunitari, dall&#8217;altro. Dei 3 milioni e 900 mila stranieri residenti in Italia al 1 gennaio 2009, la comunità più presente è quella romena (780 mila).<br />
Con quella degli italiani, cresce anche la disoccupazione straniera. Il tasso di disoccupazione della popolazione straniera in Italia nel 2008 è dell&#8217;8,5%, due decimi di punto in più rispetto al 2007. Sono 162 mila gli stranieri in cerca di lavoro nel 2008, 26 mila in più rispetto all&#8217;anno precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">SCUOLA &#8211; La crescita del numero degli stranieri nel nostro Paese ha cambiato anche il volto delle nostre classi scolastiche. Nell&#8217;anno scolastico 2007-08 gli alunni stranieri nelle scuole italiane arrivano a quota 574 mila, in aumento dell&#8217;87% rispetto al 2003/04; in questo periodo, l&#8217;incidenza degli alunni stranieri sul totale è passata da 3,5 a 6,4 studenti non italiani ogni 100 iscritti. La maggior presenza di studenti stranieri si registra nelle scuole primarie, sia in termini assoluti (218 mila) sia relativi (7,7 ogni 100 iscritti). Nelle scuole secondarie di secondo grado, invece, l&#8217;incidenza di alunni stranieri è più contenuta (4,3 ogni 100 iscritti), anche se la loro presenza è più che raddoppiata rispetto al 2003-04, quando rappresentavano soltanto il 2% degli iscritti.</p>
<p style="text-align: justify;"><img src="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/ico_pdf.gif" alt="ico_pdf" title="ico_pdf" width="14" height="12" class="alignleft size-full wp-image-608" /><a href="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/ISTAT-Rapporto_Annuale_2008.pdf">ISTAT: Il rapporto annuale 2008.</a></p>
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		<title>Fiat-Opel: Marchionne tenta blitz dalla Merkel.</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2009 07:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Santioni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-578" title="Sergio Marchionne " src="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/march-180x140-150x140.jpg" alt="" width="150" height="150" />BERLINO &#8211; Oggi in missione per il Lingotto ci saranno sia l&#8217;amministratore delegato, Sergio Marchionne, sia il vice presidente nonché rappresentante dell&#8217;azionista Exor, John Elkann. I due andranno divisi, il primo sbarcherà in Germania direttamente dall&#8217;America, il secondo partirà da Torino. Entrambi, però, hanno il medesimo obiettivo: sciogliere le ultime perplessità del governo tedesco sull&#8217;offerta Fiat. Per farlo metteranno sul tavolo del cancelliere Angela Merkel e del ministro dell&#8217;Economia Karl-Theodor zu Guttenberg una duplice garanzia: quella industriale, anima del piano Marchionne, e quella societaria, prerogativa della famiglia Agnelli.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;amministratore delegato presenterà il suo progetto sia alla Merkel che a zu Guttenberg. Un&#8217;offerta che, arrivati a questo punto, non farà altri sconti. Come sottolineato ieri anche dal presidente Luca Cordero di Montezemolo: «Il piano è chiaro, ora credo che la cosa importante sia stare fermi sul progetto presentato». Così Marchionne punterà sugli aspetti industriali e strategici della proposta torinese, ma anche sul fatto che nessuno stabilimento verrà chiuso, che dei 10 mila tagli previsti solo 2 mila saranno a carico della Germania, che saranno garantiti i 4 miliardi di fondi pensioni e che per portare a termine tutto ciò la Fiat avrà bisogno di 6 e non di 7 miliardi dal governo tedesco da ripagare in quattro anni. E per quanto riguarda quel miliardo che manca, le risorse potranno essere raccolte con l&#8217;Ipo della newco auto o magari anche grazie al supporto delle banche global coordinator nominate dal Lingotto.</p>
<p style="text-align: justify;">Partendo da questi punti fermi, il manager cercherà di convincere la Merkel, già oggi in un faccia a faccia inedito ma anche domani nel corso di un incontro allargato a tutti gli offerenti (quindi anche con Magna e Ripplewood), a privilegiare la proposta italiana. In realtà, pare che il Cancelliere sia già orientata a supportare il progetto Marchionne. Poi è possibile che il manager incroci anche zu Guttenberg ma in un momento diverso rispetto a John Elkann. Il presidente di Exor e vice della Fiat aveva in agenda da diverso tempo una colazione di lavoro organizzata dall&#8217;ambasciatore italiano Puri Purini con l&#8217;imprenditoria tedesca.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di sedersi a quel tavolo, però, Elkann andrà da Guttenberg. Non è difficile immaginare che uno dei temi sui quali il ministro cercherà di avere maggiori garanzie sarà il supporto che la famiglia intende dare al progetto. Sul piano economico, ma probabilmente anche sul fronte azionario. Cercherà di ottenere conferme rispetto a uno dei punti cardine di questa possibile operazione, ossia la continuità manageriale e la fiducia incondizionata a Marchionne, ma anche su come gli Agnelli interpreteranno il ruolo di azionisti del secondo player mondiale nel comparto auto. Di certo, Torino non potrà che ribadire il totale appoggio di Exor e dei suoi soci al piano Marchionne e lo spirito da «investitori di lungo periodo» che muove gli interessi della famiglia. Non a caso, il presidente onorario di Exor, Gianluigi Gabetti, ieri ha precisato: «La diluizione di Exor non è scontata, dipenderà dalle modalità dello spin off e dalla futura composizione della nuova società». La speranza, in ogni caso, è che il passo verso Opel «si possa compiere».</p>
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		<title>Fiat ore decisive in Germania per Opel.</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 13:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Santioni</dc:creator>
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Ore decisive, in Germania, per l&#8217;offerta d&#8217;acquisto della Opel presentata al governo tedesco dalla Fiat: la giornata si è aperta con un altro vertice dell&#8217;Esecutivo della cancelliera Angela Merkel (Cdu) che ha in programma di incontrare Marchionne entro prima metà settimana.
Sullo sfondo rimane una spaccatura della Grande Coalizione sul futuro dello storico marchio, ma soprattutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Fiat Opel" src="http://freakonomics.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/fiat-opel-afp324x230-352x288-150x150.jpg" alt="Fiat Opel" width="150" height="150" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ore decisive, in Germania, per l&#8217;offerta d&#8217;acquisto della Opel presentata al governo tedesco dalla Fiat: la giornata si è aperta con un altro vertice dell&#8217;Esecutivo della cancelliera Angela Merkel (Cdu) che ha in programma di incontrare Marchionne entro prima metà settimana.</p>
<p style="text-align: justify;">Sullo sfondo rimane una spaccatura della Grande Coalizione sul futuro dello storico marchio, ma soprattutto il parere del ministro dell&#8217;Economia, Karl-Theodor zu Guttenberg (Csu), secondo il quale nessuno dei tre piani finora sul tavolo è «sufficiente».</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo stringe: secondo il Financial Times, il governo vuole scegliere entro la metà di questa settimana l&#8217;offerta da appoggiare e già domani &#8211; scrive da parte sua la Bild &#8211; l&#8217;amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, incontrerà di nuovo Guttenberg a Berlino.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante la Bild scriveva ieri che la Merkel preferisce, almeno indirettamente, l&#8217;offerta del Lingotto, oggi lo stesso giornale riporta che Berlino preferisce ancora l&#8217;offerta del gruppo austro-canadese Magna. Ieri sera, rivela il tabloid, si è tenuto un incontro segreto in cancelleria fra la Merkel, Guttenberg ed i vertici del produttore di componenti d&#8217;auto. Obiettivo: verificare se il gruppo è disposto a fare maggiori concessioni. In caso contrario, scrive la Bild, Berlino preferirebbe &#8211; come seconda opzione &#8211; una «insolvenza controllata» della Opel, tema questo su cui si è spaccato il governo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, sembra che la Magna sia disposta ad arrivare a un compromesso e sia aperta a ritoccare ancora il proprio piano. Una posizione, questa, che spiegherebbe l&#8217;orientamento del governo verso il costruttore alleato alla banca russa Sberbank.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo quadro, domani Marchionne dovrebbe illustrare personalmente a Guttenberg la nuova offerta della Fiat. Secondo indiscrezioni della Frankfurter Allgemeinen Zeitung (Faz) anticipate ieri sera, questa non prevede alcuna modifica degli impianti del Lingotto in Italia e in Polonia.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, scrive ancora la Faz, Torino chiede garanzie pubbliche sul debito per sei miliardi di euro (un miliardo di euro in meno rispetto alla proposta precedente) che verrebbero ripagate entro quattro anni. Il piano prevede inoltre fino a 10mila esuberi in Europa (di cui circa 2mila in Germania) e nessuna chiusura degli stabilimenti in Germania.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;offerta di Marchionne, che apporterebbe al nuovo gruppo tutta la divisione auto del Lingotto eccetto la Ferrari e la Maserati, per un valore di libro di sei miliardi di euro, prevede inoltre un Ebitda di 2,5 miliardi di euro e sinergie per cinque miliardi di euro fino al 2015.</p>
<p style="text-align: justify;">Guttenberg è impegnato nella valutazione delle offerte, ma ieri ha sottolineato che nessuna garantisce «in modo sufficiente» che le «notevoli risorse di bilancio che dobbiamo impiegare (per questa operazione) non vadano perse». Per questo, il ministro ha parlato di «carenze», sottolineando che, se le carenze «dovessero rimanere», un&#8217;insolvenza controllata «sarebbe chiaramente la soluzione migliore».</p>
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